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Il brand di Taranto? La trasformazione

30 marzo 2015 No Comment

_web_images_tarantoBIGArticolo uscito sul Quotidiano di Puglia nei giorni scorsi.

Sabato 28 marzo presso l’Arsenale (Sala a Tracciare) si terrà il convegno “La Valorizzazione Culturale e Turistica dell’Arsenale di Taranto”, a cura della Fondazione Michelagnoli. Si tratta di un tema che, in modo curioso, è ben poco presente nel dibattito sul futuro della città, persino nelle parole dei più convinti assertori della cultura e del turismo come volano per il rilancio. Eppure la possibile restituzione di alcune aree militari rappresenta un’occasione enorme: dove altro, se non a Taranto, si dispone di un gigantesco e inesplorato museo a cielo aperto di archeologia industriale in pieno centro? Dove c’è un affaccio a mare ancora tutto da scoprire? L’abbattimento di parte del Muraglione aprirebbe delle prospettive simili a quelle viste a Genova con il recupero del Porto Antico: qualcosa in grado di cambiare il profilo fisico e la vocazione stessa della città, ma in perfetta coerenza con il suo passato recente.
Taranto non è solo Magna Grecia o Settimana Santa. Taranto non è un solo periodo storico, magari lontano secoli o millenni. A rendere speciale questa città è la sua storia nel complesso, l’intricato sovrapporsi di vicende diverse, di cui è la città stessa a doversi fare museo. Ecco: pur rendendo onore a ogni epoca della sua storia, sarebbe bello se il “brand” del rilancio di Taranto, in un momento così particolare, fosse proprio la trasformazione. E allora piuttosto che negare, cancellare o nascondere la storia di questa città nell’ultimo secolo e mezzo, sarebbe molto meglio raccontarla, e attraverso la “museificazione” e il riuso delle sue strutture, suggerire l’idea che appunto di storia in buona parte si tratta, e che altre storie si stanno scrivendo a partire da oggi. Sarebbe un errore madornale – oggi che certi crimini contro la salute e l’ambiente sono definitivamente venuti alla luce – accomunare in un indistinto sentimento di disprezzo gli effetti nefasti che l’industria (anche quella militare, altroché) ha avuto sulla città e le testimonianze storiche, architettoniche e culturali con cui la stessa industria ha lasciato la sua impronta su Taranto.
Il 2015 è l’Anno Europeo del Patrimonio Industriale. Ma a riportare alla ribalta il tema della restituzione e valorizzazione delle aree militari – di cui si discute da diversi anni ma sempre sottotraccia, in sordina – hanno contribuito soprattutto due novità legislative: la recente legge regionale “Valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale” e l’articolo 8 della legge 4 marzo 2015 n. 20, da molti detta la settima “Salva-Ilva”. Quell’articolo riguarda gli interventi di valorizzazione culturale e turistica da realizzarsi a Taranto, con particolare riferimento alla Città Vecchia e all’Arsenale. È in sostanza un atto di indirizzo, una specie di “suggerimento” dello Stato, non essendo previste risorse aggiuntive ma venendo solo indicato, come possibile finanziamento, un fondo già esistente e destinato al Mezzogiorno. Ci si potrebbe chiedere se per due linee di intervento apparentemente ovvie – puntare su Città Vecchia e Arsenale a fini culturali e turistici – la città avesse bisogno di imbeccate esterne. Alla prova dei fatti, bisogna concludere che la risposta è affermativa. Infatti, la Città Vecchia, rivitalizzata molto più dai privati che dal pubblico, langue fra crolli e incuria (emblematico il recente caso degli arredi antichi rubati e finiti ad alimentare i falò di San Giuseppe) mentre il baricentro della città si allontana sempre più dalla sua culla millenaria, condannando al declino non solo l’Isola ma ormai anche il Borgo. E l’archeologia industriale, come detto, è restata finora materia quasi esclusiva di esperti e iniziati. Un argomento di nicchia, ampiamente sottovalutato. C’è da augurarsi che il convegno di sabato possa far capire ai cittadini quali potenzialità si celano dietro al Muraglione.

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