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Le Officine Tarantine e la Taranto che cambia

14 febbraio 2014 No Comment

_web_images_tarantoBIGCommento pubblicato in prima pagina sul Quotidiano di Puglia, edizione di Taranto.

L’immagine più forte del tentativo di sgombero delle Officine Tarantine non è stata la contrapposizione fra forze dell’ordine e occupanti – uno scenario già visto tante volte – ma l’assembramento di cittadini che fuori dai cancelli manifestavano il proprio dissenso nei confronti dell’azione di forza. Considerando il numero e la tipologia (eterogenea e “normale”) delle persone che si sono radunate in fondo a Via Di Palma, questa può essere considerata una novità per Taranto. Segno – uno dei tanti – che negli ultimi tempi parecchie cose stanno cambiando in questa città.
Le opinioni su occupazioni e sgomberi sono le più varie, e dipendono dalla visione della società che ciascun cittadino coltiva. Ma il fatto è che, nel caso specifico, la maggior parte dei tarantini – non solo quelli che sono scesi in strada e hanno partecipato all’assemblea – sembra essere convinta che Taranto da un allontanamento degli occupanti avrebbe tutto da perdere. Merito dei ragazzi delle Officine, che in pochi mesi hanno fatto rivivere un posto abbandonato da tempo immemorabile e hanno cercato di portarci dentro la gamma più ampia possibile di cittadini, senza apparire mai estremisti o settari. Demerito delle istituzioni, il cui operato e la cui mentalità giustificano l’opinione generalizzata per cui, se i Baraccamenti Cattolica dovessero tornare nelle loro mani, finirebbero nuovamente abbandonati per lungo tempo. O – peggio ancora – sarebbero oggetto di scempi, speculazioni, operazioni fallimentari.
Benché motivata dai fatti, la sfiducia verso le istituzioni non è mai un buon segno. Così come non è un buon segno – lo si è già scritto altre volte – l’impossibilità di dialogo fra le stesse istituzioni e la società civile, un’impossibilità di cui la questione Baraccamenti è solo l’ultimo, eclatante esempio. Pur con tutte le difficoltà del caso, in altre città i centri di potere e i “cittadini attivi” lavorano su un terreno comune. A Taranto, non solo ciò non accade, ma sembra che questa prospettiva non interessi a nessuna delle due parti. “Dall’alto” il coinvolgimento dei cittadini viene visto più come un fastidio che come un’opportunità. “Dal basso” ormai si è abituati a pensare che nulla di buono possa arrivare da chi ci governa e che conviene agire per conto proprio. Non è chiaro come vadano divise le colpe di questa incomunicabilità. Ciò che invece appare del tutto evidente è quale delle due parti, in questo momento, sia più attiva, vivace e vicina ai bisogni della gente.

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