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Qualità della vita: i limiti della classifica

3 dicembre 2013 No Comment

cartina-fisica-pugliaCommento sulla classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita, in cui Lecce si è classificata 90ma, Brindisi 92ma e Taranto 104ma. Pubblicato sul Quotidiano di Puglia del 3 dicembre.

Per comprendere i limiti della classifica del Sole 24 Ore (e, più in generale, di tutte le classifiche sulla qualità della vita), basterà un esempio. Fra le sei macrocategorie prese in considerazione, quella che abbassa fortemente la media voto di Brindisi, Lecce e Taranto è “Popolazione”. Particolarmente critica risulta la voce specifica “popolazione straniera residente regolare su 100 abitanti”. Vengono premiate le città con più stranieri, forse perché questi ultimi sono un indicatore di vivacità economica, forse perché denotano una predisposizione della città all’accoglienza, forse ancora perché si pensa che alto tasso di regolari significhi basso numero di clandestini. Nei tre capoluoghi della Puglia meridionale gli stranieri sono pochi. Dunque, Brindisi, Lecce e Taranto raccolgono punteggi infimi (da 1,56 a 2,10 punti). Bene, indovinate qual è la prima città italiana in questa categoria, che raccoglie ben mille punti? Prato. Sì, Prato, proprio il posto dove l’immigrazione cinese fuori controllo ha mandato all’aria un’economia e un tessuto sociale, proprio il luogo balzato in questi giorni alla ribalta della cronaca nera per il tragico rogo di schiavi in una delle tante fabbriche-dormitorio clandestine.
Lascia perplessi poi anche la composizione delle categorie: “Servizi & Ambiente”, per esempio, è formata da sei voci, di cui solo una è puramente “ambientale”: “Indice Legambiente”. Questo indice è a sua volta composto da ventisei indicatori di cui solo tre relativi alla qualità dell’aria. Risultato? Taranto si gode un lusinghiero 71mo posto (di gran lunga la prima città della Puglia) in “Indice Legambiente”, e un 78mo posto (molto al di sopra del suo piazzamento globale) in “Servizi & Ambiente”, guadagnando ben sedici posti rispetto all’anno scorso. I tarantini continuano a respirare idrocarburi policiclici aromatici in alte concentrazioni? Poco male: le “cause legali definite ogni cento sopravvenute o pendenti” sono ben 31,89. Vuoi mettere?
Insomma, meglio non dare troppo peso ai piazzamenti in valore assoluto, e concentrarsi invece su alcuni indicatori specifici, sulle variazioni rispetto all’anno scorso e sul confronto fra le città del nostro territorio. I progressi rispetto al 2012 di tutte le pugliesi possono essere motivo di moderata soddisfazione. Moderata perché il Sud continua a occupare mestamente le posizioni di coda e perché, anche rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno, la Puglia sembra non riuscire a farsi valere come pure dovrebbe (le tre città più grandi della regione nelle ultime undici posizioni, nessuna più in alto del 90mo posto).
Taranto abbandona la mortificante ultima posizione dell’anno scorso, e incamera un sorprendente venticinquesimo posto nella percentuale di diffusione della banda larga. La città dei due mari resta però in ritardo rispetto a Brindisi e Lecce. Il distacco si accumula soprattutto nella categoria “Tempo libero”, in cui Taranto è penalizzata in particolare nel numero di ristoranti e bar.
Quanto a Brindisi, spicca il diciottesimo posto nel rapporto fra sale cinematografiche e popolazione, ma sul fatto che una multisala contribuisca ad innalzare la qualità della vita di un centro urbano è lecito nutrire dei dubbi. Fra le tre città, Brindisi è quella che ha un punteggio più alto nella “Sportività”, ma può l’ottantanovesimo posto essere sufficiente per la città capolista nel basket di A1?
Analogamente, basterà a Lecce il pur ottimo trentasettesimo posto nella graduatoria del numero di librerie per meritare il titolo di Capitale europea dalla cultura 2019? Siena e Cagliari, due delle altre città in lizza, sono rispettivamente quarta e quinta; Perugia è sedicesima, mentre solo Ravenna (trentanovesima) e Matera (addirittura 103ma) fanno peggio del capoluogo salentino. A far propendere per l’ottimismo è la lusinghiera 28ma posizione di Lecce nella percentuale di startup innovative ogni diecimila giovani. E, soprattutto, la ragionevole speranza che queste classifiche vengano interpretate da chi di dovere con le dovute attenzioni e cautele.

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