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Adesso è qui la musica

19 aprile 2013 No Comment

Ecco il testo del commento sul Primo Maggio a Taranto, apparso sul Quotidiano del 19 aprile.

Sarebbe stato bello – e giusto – che anche Elio e le Storie Tese, oltre a tutti gli artisti molto noti già annunciati, partecipassero al concerto del Primo Maggio a Taranto. Pochi giorni fa la band milanese, con il suo nuovo brano “Complesso del Primo Maggio”, si è fatta beffe con il consueto sarcasmo della kermesse musicale di Piazza San Giovanni a Roma. La loro è stata una liberatoria dichiarazione di un sentimento che in molti covavano da tempo ma di cui forse non ci si era accorti fino in fondo: il concertone organizzato dai sindacati confederali ha progressivamente perso la sua freschezza per trasformarsi anno dopo anno in una vetrina istituzionale e televisiva, e in un campionario di cliché politici e musicali sempre meno in linea con il famoso “paese reale”.
In contemporanea, a Taranto si lavorava a un evento che, se ufficialmente non si vuole porre in contrasto con il concerto romano, di fatto appare apertamente polemico con ciò che Roma rappresenta in termini di sindacati, politica, centri di potere e di informazione. Roma che si è dimenticata di Taranto. Taranto che, più di ogni altra, è oggi la città dove ha senso parlare di lavoro e diritti.
Ma il bello è che al di là del suo valore simbolico, il concerto tarantino, stando alle adesioni già confermate, ha tutte le carte in regola per surclassare quello romano (quest’anno davvero in tono minore) anche dal punto di vista dello spessore artistico. In poco tempo e partendo da zero si sta mettendo su un cast musicale con pochi precedenti nella storia cittadina. Il che – indipendentemente dalla piena riuscita dell’iniziativa e da possibili defaillances – dimostra almeno due cose. La prima: insieme e dal basso si possono ottenere risultati importanti, con una forza propositiva e organizzativa di gran lunga superiore a quella che oggi a Taranto mostrano le istituzioni. La seconda: a dispetto di ciò che il recente esito del referendum – un esito perfettamente prevedibile, se si analizza la consultazione in tutti i suoi aspetti – potrebbe far pensare, Taranto è animata da fermenti creativi e civili come non le era mai capitato in passato. E poche città italiane, oggi, possono vantare la stessa vitalità, la stessa tensione verso la cittadinanza attiva. Forse gli stessi tarantini coinvolti in questo processo non ne sono ancora del tutto consapevoli. E il concerto del Primo Maggio sui due mari potrà rafforzare questa convinzione, aiutandola a prevalere sull’altra faccia di Taranto che ancora non accenna a scomparire: quella dell’inerzia e della rassegnazione.

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