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Microfoni strappati

15 marzo 2013 No Comment

Ecco l’articolo pubblicato sul Quotidiano di Puglia del 15 marzo, in cui si fa un resoconto della conferenza “Sostenibilità dell’industria siderurgica in Italia”, svoltasi il 13 marzo presso il Politecnico di Torino. Il titolo di questo post (diverso da quello pubblicato sul giornale) vuole essere un ironico riferimento a Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni esterne di Ilva e attualmente ospite delle patrie galere, che strappò il microfono dalle mani di un giornalista che faceva domande scomode a Emilio Riva. Come si leggerà, il suo successore Stefano Quaranta a Torino è stato più fortunato, perché c’è stato chi ha fatto il lavoro sporco al posto suo.

Si è rivelata un’occasione in buona parte sprecata la conferenza dal titolo “Sostenibilità dell’industria siderurgica in Italia”, svoltasi il 13 marzo presso il Politecnico di Torino. Meritoria iniziativa di due studenti tarantini, che hanno così voluto offrire a una numerosa platea di universitari l’occasione per fare chiarezza su alcuni aspetti tecnici della complessa vicenda Ilva. Il contesto era quello giusto per analizzare le caratteristiche dello stabilimento di Taranto, il suo peso nel sistema produttivo europeo, gli eventuali sistemi di produzione alternativi e la loro fattibilità. Purtroppo però Donato Firrao, professore di Metallurgia dell’ateneo piemontese, si è limitato a un intervento abbastanza generico, abbandonando l’aula prima del dibattito, mentre l’aspetto economico è rimasto scoperto a causa dell’assenza di Mario Deaglio, docente appunto di Politica Economica all’Università di Torino.
Così, gli interventi centrali sono stati quelli di Giorgio Assennato, Direttore Generale dell’ARPA Puglia, e di Stefano Quaranta, responsabile delle relazioni esterne di Ilva.
Nel suo lungo discorso, il professor Assennato ha fra l’altro rivendicato l’attività di controllo esercitata dalla sua agenzia, sostanzialmente ignorata da istituzioni e opinione pubblica fino ai noti provvedimenti della Magistratura nella scorsa estate. Ha poi individuato l’“errore di sistema” del caso Taranto nel mancato inserimento dell’impatto sanitario nella procedura Aia, che pure lo prevede, e ha insistito sulla necessità dell’approccio del risk assessment (valutazione del rischio sanitario) come unica soluzione futura. Assennato ha poi definito “una cosa aberrante” il fatto che l’Arpa non abbia voce in capitolo nella procedura Aia se non come mero supporto della Regione. Il suo intero discorso, fatto di affondi e frenate, assume un significato più chiaro alla luce della sua premessa: “Non abbiamo normativamente la garanzia dell’esistenza di un sistema agenziale necessario perché non si dica che l’Arpa è lo strumento musicale attraverso cui i governatori suonano la musica a loro gradita. In parte dipendiamo pure dal potere giudiziario: vogliamo essere autonomi ma finiamo per essere Arlecchini servitori di due padroni”.
Quanto a Quaranta, il suo intervento è consistito in una prevedibile difesa d’ufficio dell’azienda, secondo argomenti già noti. Una difesa rimasta purtroppo senza contraddittorio, in quanto gli interventi non concordati, da parte dei giornalisti e del pubblico non universitario, sono stati stroncati sul nascere, a beneficio delle domande rivolte da studenti che in molti casi (e comprensibilmente) erano poco addentro nella questione. Domande a cui ha peraltro risposto in buona parte lo stesso Quaranta, anziché – come sarebbe stato molto più corretto e opportuno – una voce terza e imparziale.
Il filmato della conferenza verrà riproposto a Taranto, subito dopo Pasqua, nel corso di un evento ad hoc pensato per allargare il dibattito ai diretti interessati, i tarantini. E’ un peccato che in quella occasione i relatori non saranno presenti fisicamente: troverebbero senza dubbio più difficile eludere le critiche e le osservazioni alla loro versione dei fatti, troppo rosea e spesso ingiustificatamente autoassolutoria.

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