Archivio mensile:Maggio 2012

Se Taranto fa notizia solo per una pistola

Articolo pubblicato sul Quotidiano di Puglia del 25 maggio.

Contrordine: Taranto esiste, e ha un sindaco pistolero. Giorni fa, al grido di “Taranto non esiste”, avevamo denunciato l’inspiegabile assenza delle elezioni comunali di Taranto dai media nazionali. Bene, eccoci serviti: allo spuntare della rivoltella malandrina dalla cintola del sindaco appena eletto, tutti si sono ricordati di quella strana città che sta laggiù da qualche parte, affacciata su due mari. Forse è la prima volta che un sindaco del capoluogo ionico merita una foto in prima pagina sul più diffuso quotidiano del Paese. Intendiamoci, la notizia era ghiotta, e non deve stupire il rilievo che le è stato attribuito. Ma di fronte a questa improvvisa attenzione, spicca ancora di più, per contrasto, l’indifferenza che fino al giorno prima aveva avvolto le vicende elettorali di una città di duecentomila abitanti afllitta da problemi che hanno, o dovrebbero avere, rilevanza nazionale.
Non si intende, qui, condannare o assolvere Ippazio Stefano. Quello è un giudizio che chiunque ha già dato per conto proprio (e chi conosce la storia personale del sindaco l’ha fatto con più cognizione di causa). Si intende, piuttosto, riflettere su un modo di fare informazione che è più attento al sensazionale che al sostanziale E, in particolare quando si parla di sud, evidenzia i problemi e trascura i tentativi di risolverli. Non a caso, del sindaco di Taranto si è parlato soprattutto ai tempi di Giancarlo Cito (the original sheriff…) e quando, qualche mese fa, alla poltrona di primo cittadino volevano candidarsi due pornostar. Del dissesto della gestione Di Bello si discusse parecchio nel momento della sua esplosione. Molto meno se ne parlò prima (quando poteva essere denunciato) e dopo, quando la città ha lottato duramente per tirarsene fuori.
Tornando alla pistola di Stefano, è chiaro che è necessaria da parte dei tarantini un’attenta riflessione critica sull’atteggiamento del sindaco e sul contesto ambientale che può averlo determinato. Limitarsi a inveire contro il nord cattivo che gode a metterci in ridicolo sarebbe uno sterile esercizio di vittimismo. Ma altrettanto inutile e sbagliata sarebbe l’autoflagellazione fine a se stessa, la lagna colpevolizzante del “sempre ci facciamo conoscere”. Taranto è una città complessa, che va rappresentata per quello che è, né meglio né peggio, ma senza facili scorciatoie e cadute nei luoghi comuni. Niente paura, comunque: se ciò non accade non è per un complotto dei poteri forti, ma per pura cialtroneria.

Taranto non esiste

Articolo pubblicato sul Quotidiano di Puglia del 9 maggio.

Le elezioni a Taranto? Non ci sono state. O almeno questo è quanto si dovrebbe dedurre da un giorno e mezzo di maratona sintonizzati sulle principali emittenti televisive nazionali. Lo zapping è selvaggio, ma della quarta città per numero di abitanti fra quelle chiamate alle urne, nel video non c’è traccia alcuna.
Palermo, Genova, Verona… dopo dovrebbe toccare a Taranto, ma l’altro comune su cui vengono attivate le proiezioni degli istituti statistici per Rai e La7 è Parma. Poco male, si pensa, prima o poi qualcuno parlerà anche della città dei due mari. Macchè: Sky ha approntato collegamenti con dieci città; c’è pure Catanzaro, ma Taranto no. Anche il giorno dopo, quando i dati sono ormai acquisiti (lo spoglio in riva allo Ionio va sempre molto a rilento), sui principali tg ascoltiamo con pazienza gli esiti di Monza, Piacenza, Cuneo, Gorizia e Agrigento ma niente, l’attesa è vana. E sui siti internet non va molto meglio: si leggono le cifre, solo quelle, ma neanche un commento.
Eppure gli elementi di interesse nella competizione elettorale tarantina c’erano tutti. Un sindaco uscente che cinque anni fa, in stile Vendola, si era imposto da outsider alle primarie, sobbarcandosi il compito di risollevare la città dal rovinoso dissesto. Un leader nazionale di partito che si candida alla testa di una squadra composta dalla società civile, col proposito di trasformare Taranto in un laboratorio di sostenibilità ambientale. Il figlio d’arte di un ex sindaco in galera che cerca di rinverdire i successi di famiglia (se Renzo Bossi è “il Trota” che soprannome avrebbero trovato a Mario Cito? “Il cefalo”?!). Infine, lo spropositato numero di candidati sindaci.
E anche gli esiti del primo turno, con il dato di Stefàno che ha danzato a lungo intorno al 50%, di spunti ne avrebbero offerti parecchi.
Va detto che ultimamente di Taranto si era parlato parecchio. Le recenti udienze avevano acceso i riflettori sulla questione ambientale, e le due manifestazioni contemporanee (operai Ilva e ambientalisti) avevano ingolosito le redazioni nazionali. I grandi media si erano ricordati di Taranto, cadendo peraltro in pieno nella trappola mediatica di chi, orchestrando quella concomitanza, cercava di spacciare per dato di fatto una semplice opinione, e cioè che ambiente e lavoro fossero incompatibili.
Ma tutto ciò non è valso la benché minima attenzione in sede elettorale. Evidentemente interessano i problemi, non le possibili soluzioni.
Perché tanta disattenzione? Taranto, l’abbiamo detto altre volte, non esiste nell’immaginario collettivo, non corrisponde a niente di preciso. Ed è anche un mondo a parte, difficile da capire, che fa storia a sé. E’, infine, una città “scomoda”, che pone delle questioni capaci di mettere in imbarazzo diverse parti politiche. Un po’ come L’Aquila, e infatti anche del capoluogo abruzzese in questa tornata elettorale si è parlato pochissimo.
Siderurgico e Marina Militare fanno di Taranto un luogo di rilevanza nazionale. Ma se le decisioni a livello nazionale incidono molto sui destini dei tarantini, la designazione del sindaco di Taranto non ha alcuna influenza sugli equilibri politici del Paese. E forse, anche sui grandi problemi della città, ha meno influenza di quanto si potrebbe pensare. Oppure queste sono solo elucubrazioni senza importanza e la verità è molto più semplice: se almeno una delle due famose pornostar si fossero candidate per davvero alla poltrona di sindaco di Taranto, qualche macchina targata Roma o Milano dalle parti del Palazzo del Governo si sarebbe vista.

Si chiamerà “13 sotto il lenzuolo” il nuovo romanzo di Giuliano

Il nuovo romanzo di Giuliano ha finalmente un titolo. Dopo una lunga riflessione, la scelta è caduta su “13 sotto il lenzuolo”.
Il romanzo, la cui uscita è prevista per il prossimo ottobre, è ambientato in Puglia nel 1982, sul set di una commedia sexy, e narra di una misteriosa vincita al Totocalcio.

Con il Carpi nel segno di Iacovone

Articolo uscito sul Quotidiano di Puglia del 5 maggio.

Che playoff siano, dunque. Domenica ad Avellino, si concluderà una regular season che verrà ricordata a lungo, a prescindere dai verdetti finali che darà. Una tappa, quella irpina, importantissima. Dionigi e i suoi, c’è da esserne sicuri, la stanno preparando al meglio. La testa dei tifosi, però è già a ciò che succederà dopo.
Senza penalizzazioni si sarebbe a un passo dalla promozione diretta. Con il -7, per ora, ci si è guadagnati l’accesso agli spareggi finali. Resta da scoprire se li giocheremo da secondi o terzi classificati, e contro quali avversari.
E’ andata così anche quest’anno. Inutile, a questo punto, continuare a lambiccarsi fra rimpianti e recriminazioni. La somma di meriti e demeriti del Taranto (squadra e società) ha prodotto questo piazzamento. Ora la parola spetta solo al campo. E in un torneo pesantemente influenzato da fattori extracalcistici, sarà proprio il campo a determinare il giudizio finale su D’Addario. Chi vince, si sa, ha sempre ragione. Quanto ai vinti, guai a loro.
Nel frattempo i supporters si preparano all’ormai consueto dolce tormento di tarda primavera. I playoff, ancora loro. Del resto, che i tifosi tarantini siano nati per soffrire, lo sappiamo già da tempo. E quanto ci piace, soffrire tutti insieme, come è bello questo pathos che ci affratella. A patto, però, che questa sia la volta buona per il lieto fine. Ci sembra di essercela guadagnata, no?
La febbre, inesorabile, inizia a salire. Si consultano le agende, si blindano i weekend, si evitano come la peste gli improvvidi inviti a matrimoni e prime comunioni. Si elaborano le prime strategie di accaparramento biglietti, per uno stadio che, semivuoto per tutta la stagione, tornerà improvvisamente a essere troppo piccolo. Intanto i trasfertisti fanno il tagliando alla macchina e calcolano distanze chilometriche. In attesa di sapere quali avversari ci toccheranno in sorte, l’unica certezza è che si giocherà in stadi lillipuziani, quindi anche fuori casa la caccia ai biglietti sarà spietata. E proprio dal fronte stadi arriva l’ultima suggestione, quella che potrebbe dare a questa stagione indimenticabile un finale (e una finale) di quelli che neanche i romanzieri sarebbero in grado di immaginare. Il Carpi, che ha giocato tutto il campionato al “Giglio” di Reggio Emilia, per i playoff tornerà nel suo “Cabassi”, il piccolo impianto di cui si è appena conclusa la ristrutturazione. A Carpi c’è una delle piazze più belle e grandi d’Italia, e poi c’è Erasmo Iacovone. L’idolo rossoblu riposa nel cimitero cittadino, a poche centinaia di metri dallo stadio. Un confronto fra il Taranto e gli emiliani, vedrebbe i nostri giocare “in casa” entrambi gli incontri: a Taranto allo “Iacovone”, e a Carpi… da Iacovone. Se non è un segno del destino questo…

Il video di Rai3 sulla Casa degli Omenoni

In un video andato in onda su Rai3 Lombardia la mattina del 3 maggio, Giuliano e Marco Dell’Acqua, autori di “101 perché sulla storia di Milano che non puoi non sapere”, hanno parlato della Casa degli Omenoni, singolare edificio nel centro di Milano. Clicca qui e trascina il cursore fino al minuto 23,53.