Home » Scritti

L’intervista a Rocco Papaleo

30 marzo 2012 No Comment

Intervista pubblicata dal Quotidiano di Puglia lo scorso 28 marzo.

Uscito quasi indenne (“la gastrite non mi è ancora passata”) dal vortice di Sanremo, Rocco Papaleo continua a vivere sotto i riflettori. Esce infatti venerdì prossimo “E’ nata una star?”, il film diretto da Lucio Pellegrini e tratto da un racconto di Nick Hornby, che lo vede protagonista insieme a Luciana Littizzetto e al giovane figlio d’arte Pietro Castellitto. La storia? Una normale coppia di genitori scopre che il figlio, timido e irrisolto, ha interpretato un film porno e che è eccezionalmente fornito della dote fisica più spendibile in quel genere cinematografico. Dallo sgomento iniziale, i genitori passano dolcemente a una più o meno serena accettazione, nella consapevolezza che, come dice Luciana Littizzetto alla fine del film, “nella vita tutto ha un senso ma non un verso”.

Rocco, quello del film porno è più che altro un espediente narrativo…

Esatto. Il tema del film è: le persone che vivono insieme e non si parlano. Cerchiamo di svelare quello che succede in questi soggiorni dove le famiglie mangiano in silenzio davanti alla tv e non si conoscono davvero.

Ma tu come reagiresti se scoprissi che tuo figlio è una pornostar?

Non sono così moralista, quindi credo che avrei una reazione più morbida, anche se bisognerebbe trovarcisi, in quella situazione.

Però ultimamente (“Nessuno mi può giudicare”, “Una bella giornata”) ti affidano spesso il ruolo del padre meridionale tradizionalista e un po’ retrivo. Essere così meridionali (nell’aspetto, anche nel nome…) alla fine è un’opportunità o un limite?

Se mi offrono questi ruoli è perché evidentemente evoco certe atmosfere e suggestioni. Non lo trovo un limite: io, nel ruolo di meridionale, mi ci sento bene. In fondo è grazie a questo ruolo che in carriera ho sempre lavorato con una certa continuità. Anche se poi mi piace fare anche altro. Quando sono io a decidere i contenuti, come nel film che ho diretto o negli spettacoli teatrali, mi distacco un po’ dal solito ruolo, pur senza rinnegare la mia meridionalità. In “Basilicata coast to coast” ho proposto un’altra faccia, un’altra modalità, un tono diverso. Anche in “E’ nata una star?” sento di aver offerto un’altra versione di me stesso, che è poi quello che facciamo tutti noi attori nel cinema. Invece a teatro è diverso.

Perché?

Il cinema è un lavoro molto estemporaneo: si gira in fretta, non c’è molto tempo per riflettere, e si finisce per appoggiarsi molto su ciò che si è, sul proprio personaggio. A teatro invece è un po’ più semplice lasciare le tue caratteristiche abituali e avventurarsi in personaggi diversi da te.

Della tua interpretazione in “E’ nata una star?”, a parte qualche picco comico, colpisce la recitazione misurata. Come, da “caratteristi”, si diventa attori a tutto tondo?

Ci si misura con quello che si ha a disposizione. Quando si ha un ruolo più marginale, normalmente ti viene affidata una parte più esplosiva, che racconti una storia e un personaggio in poche scene. In questo caso avevo a disposizione un personaggio più complesso, diluito in tante scene, e abbiamo potuto centellinare, mettere in piedi un ingranaggio da orologiaio.

Parlaci del tuo secondo film da regista, che dirigerai alla fine dell’estate.

Si chiamerà “Una piccola impresa meridionale”. Parla di un gruppo di persone che per motivi diversi si trovano a vivere per un periodo in un faro in disuso. Iniziano ad aggiustarlo a poco a poco, finché non si convincono a ristrutturarlo, e in questo modo “ristrutturano” anche le proprie vite.

“Basilicata coast to coast” è stato un piccolo miracolo: budget basso, spunto di trama non troppo nuovo, attori bravi ma non famosissimi, location poco alla moda… Eppure è stato un successo di critica e di pubblico. Qual è il segreto?

Se conoscessi il segreto, farei copia-incolla e ne farei altri cinquanta, risolvendo così il mio futuro. Posso solo dire che mi sforzo sempre di cercare un legame con la mia autenticità. Quando ci riesco, faccio centro: è l’autenticità che ci rende tutti originali, diversi e interessanti.

Leave your response!

You must be logged in to post a comment.