Archivio mensile:Febbraio 2012

Non impedite ai tifosi di coltivare anche il sogno

Articolo uscito sul Quotidiano di Puglia di lunedì 27 febbraio.

Lo slogan “RespiriAMO Taranto” con cui i tifosi rossoblù, dopo una sottoscrizione popolare e un sondaggio, hanno voluto sponsorizzare la maglia della loro squadra, è stato prima ammesso e poi repentinamente respinto dalla Lega Pro in quanto considerato politico.
Se proviamo ad analizzare semanticamente la frase, isoleremo, banale a dirsi, tre concetti: “respirare”, “amare” e “Taranto”. Quale fra questi, di grazia, è un concetto politico? Forse, considerando che “politico” viene dal greco “polis”, che vuol dire “città”, la parola incriminata – e criminalizzata – è “Taranto”, che è appunto una città, con l’aggravante di avere origini greche?
In realtà, tutto è “politico” se il termine non viene inteso come “propagandistico” o “di parte” ma nel senso più vago di “riguardante la comunità”. In questa accezione, “politico” è sinonimo di “sociale”.
Ma è giusto proibire un messaggio sociale? In fondo, dire “RespiriAMO Taranto” non significa esprimere giudizi, proporre soluzioni, o parteggiare per una fazione a discapito di un’altra. Vuol dire solo dichiarare un amore, e ribadire un diritto che è semplice e sacrosanto come l’atto di respirare, oltre che essere costituzionalmente garantito: il diritto alla salute. Forse qualcuno può negare questo diritto o sentirsi offeso da un simile auspicio?
Se fosse giusto proibire un messaggio sociale nel calcio, si sarebbe dovuto impedire al Barcellona di scendere in campo col marchio Unicef (che è un’organizzazione internazionale e quindi un soggetto politico) e successivamente con quello della Qatar Foundation, e lo stesso si sarebbe dovuto fare con la Fiorentina ai tempi di Save the children. Si sarebbero dovute censurare tutte le iniziative di supporto a Emergency, e azzerare le varie Telethon con cui le stesse istituzioni calcistiche periodicamente si fanno belle. Se fosse giusto proibire i messaggi sociali bisognerebbe, all’ingresso in campo, sfilare a calciatori e bambinetti accompagnatori le T-Shirt recanti contenuti relativi al fair play, all’antirazzismo e ad altri temi politicamente corretti (politicamente, appunto).
Cosa, allora, è politico, e cosa non lo è? Al limite sono politici anche i marchi commerciali degli sponsor “classici”, se si guarda alla filosofia che ogni azienda inevitabilmente rappresenta. E’ politicamente indifferente pubblicizzare McDonald’s, Slow Food o il Banco Alimentare? Fare la reclame ai carburanti o alle auto elettriche? Sponsorizzare le squadre di calcio è consentito ai media (tv, radio, giornali) che, come tali, hanno una linea politica. E’ consentito ad aziende i cui proprietari fanno politica attiva o i cui rappresentanti prendono parte a vario titolo (e con grande influenza) a dibattiti di interesse generale.
Sono poi senza dubbio politiche le scritte “Provincia X” e “Regione Y” che spesso abbiamo visto sui petti di calciatori di varie squadre: lo sono perché commissionate da organi di governo locale e perché con esse delle maggioranze politiche di un colore ben definito si fanno propaganda, peraltro a spese dei contribuenti.
Ma forse è proprio questo che distingue l’iniziativa “RespiriAMO Taranto”, e che la rende così temibile da far scattare il veto: il fatto di non provenire né da aziende né da istituzioni ma da un semplice gruppo di cittadini. Di non essere pagata coi soldi altrui (come la pubblicità commerciale i cui costi sono caricati sui consumatori o quella istituzionale, finanziata direttamente da chi paga le tasse) ma di tasca propria, e volontariamente. Forse è per questo che la goffa retromarcia della Lega Pro si sta traducendo in un clamoroso autogol, visto che sta dando al messaggio autofinanziato una rilevanza che altrimenti non avrebbe mai avuto (si veda fra l’altro l’ampio spazio riservato domenica da Gianni Mura, maestro di giornalismo sportivo, sulle colonne di la Repubblica).
Forse, infine, è anche per questo che sabato scorso, quando al 90’ il Taranto ha segnato a Terni il gol di un pareggio poco utile per la classifica, i suoi tifosi sono esplosi in un’esultanza liberatoria, diverse da tutte quelle che hanno salutato gol recenti e più importanti. Quelle persone che correvano come impazzite, abbracciandosi a caso fra loro, sembravano dire “potete toglierci tutto, anche il messaggio d’amore che avevamo scritto sulla nostra maglia, ma non potete impedirci di sognare”. O forse è politica anche questa?

Il video di Rai3 sul Villaggio dei fiori

In un servizio andato in onda su Rai 3 Lombardia lo scorso 18 febbraio, Giuliano e Marco Dell’Acqua, in qualità di autori di 101 perché sulla storia di Milano che non puoi non sapere, hanno parlato del Villaggio dei fiori, quartiere popolare alla periferia ovest di Milano. Clicca qui e trascina il cursore fino al minuto 16,30.

Restiamo uniti

L’articolo sulla difficile situazione economica del Taranto apparso sul Quotidiano del 16 febbraio.

Restamo uniti. Il tormentone sanremese di Gianni Morandi è un invito che la piazza calcistica tarantina, fiaccata da mancati pagamenti e inevitabili penalizzazioni, farebbe bene a raccogliere.
Le chances di promozione diretta si riducono al lumicino, il giocattolo è sul punto di rompersi, e si scatena la caccia al colpevole.
Ma la colpa di chi è? Di tutti, ma in fondo di nessuno. Detto così sembra il solito qualunquismo autoassolutorio all’italiana. Invece vuole essere solo una serena analisi della realtà. E un tentativo di non mandare tutto a monte.
La colpa è di D’Addario? Tecnicamente sì, perché è lui, e non altri, ad essersi assunto degli impegni che ora non è in grado di onorare. Ma vogliamo davvero gettare la croce addosso all’unico che si è esposto, l’unico che sta rischiando di suo? Un Taranto così forte non si vedeva da decenni, e fino a prova contraria la squadra l’ha costruita lui, prima scommettendo su Dionigi e poi mettendolo nelle condizioni migliori per lavorare. Ora naviga in cattive acque, più a causa della crisi economica che colpisce le sue aziende che per una cattiva gestione dell’AS Taranto. Cosa dovrebbe fare, licenziare i suoi dipendenti per pagare i giocatori?
La colpa è degli imprenditori locali? Mai stati molto dinamici, lo sappiamo. E neanche propensi ad aiutarsi e a fare sistema. In fondo era stato D’Addario, in tempi di vacche grasse, a dire “faccio da me”. Poi, fra main sponsor e l’iniziativa “Un sogno che cavalca un sogno”, ha spremuto dal territorio quello che si poteva spremere. La crisi è a volte una brutta realtà, altre una buona scusa. Ma perché gli imprenditori dovrebbero assumersi gli oneri, se gli eventuali onori saranno tutti di D’Addario?
La colpa è dei politici locali? Sul loro operato generale ognuno ha la propria opinione e molte, legittimamente, non sono tenere. Ma nel caso specifico, cosa gli si rimprovera? Il fund raising a favore di aziende private (sebbene “di interesse pubblico”, come un club calcistico) non rientra fra i loro compiti. Possono – e devono – fare da intermediari, avvicinare le parti, ma certo non possono – e non devono – costringere un’azienda a finanziarne un’altra. Soprattutto non devono indebolire (ulteriormente) la loro posizione nei confronti della grande industria andando a chiederle l’elemosina per conto terzi.
La colpa è della grande industria? Cosa le stavamo chiedendo? Una sponsorizzazione? Un pegno? Un obolo? Il problema è che Cementir, Eni e Ilva non hanno alcun interesse a sponsorizzare il Taranto o qualsiasi altra realtà locale, per il semplice motivo che il loro mercato è globale. Non sono, per intederci, la Birra Raffo. Non vendono la loro merce ai tifosi del Taranto. Il solo motivo per cui possono finanziare iniziative sul territorio è perché vogliono farsi ben volere, o farsi perdonare qualcosa. Per fortuna non l’hanno fatto: barattare i diritti al lavoro e alla salute con due lire alla squadra di calcio sarebbe stata una cosa da terzo mondo. Dice: ma colonizzano e avvelenano il nostro territorio. Sì, ma eventuali compensazioni e risarcimenti li decidono la legge e la magistratura, non certo l’incombere di qualche punto di penalizzazione. E qualora dovessero arrivare, questi soldi, li si dia ai mitilicultori, agli allevatori che hanno perso tutto, alle famiglie dei morti di lavoro e di tumore. Il nostro cuore batte per il Taranto, d’accordo, ma ricordiamoci anche dei cuori che non battono più. Siamo seri.
Tutto a posto, quindi? Neanche per sogno. Vedere un progetto così bello sul punto di crollare fa male quasi fisicamente. Purtroppo in questo momento possiamo fare poco per migliorare la situazione. In compenso, e questo è il punto, buttandoci nel gioco al massacro delle colpe e delle recriminazioni rischiamo di fare molto per peggiorarla. Se amiamo davvero il Taranto, mettiamo da parte le critiche, i giudizi sommari e il tutti contro tutti. Cerchiamo invece di stringerci attorno alla squadra, andiamo più numerosi allo stadio e prendiamocela sul campo, questa promozione. Se ci riusciremo, fra mille difficoltà, sarà ancora più bello. Di “eroi dei due mari”, di “deus ex machina” che spuntano dal nulla e ci tolgono dai guai, non se ne sono visti nemmeno stavolta. Se alla fine di questa storia ci saranno degli eroi, saranno quelli che ben conosciamo già da parecchio tempo: Dionigi e i suoi ragazzi. Senza macchia, senza paura e senza stipendio.

“L’ascensione di Roberto Baggio” su Quasirete

Giuliano ha pubblicato su Quasirete, il blog di EmBycicleta ospitato dal sito della Gazzetta dello Sport, un articolo-recensione su L’ascensione di Roberto Baggio, libro di Vanni Santoni e Matteo Salimbeni. Clicca qui.

Il video di Rai3 sul sommergibile Toti

E’ online il video del servizio realizzato da Rai3 Lombardia sul sommergibile Toti, visitabile presso il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano. Giuliano e Marco Dell’Acqua parlano del Toti in qualità di autori di “101 perché sulla storia di Milano che non puoi non sapere”. Clicca qui. Il servizio è a partire dal minuto 16,40.

Caro ternano

La lettera aperta ai tifosi ternani apparsa qualche giorno fa sul Quotidiano.

Caro ternano,

la cosa non piace né a me ne a te, ma dobbiamo ammetterlo: un po’ ci somigliamo. Una volta, quando il calcio era ancora il calcio, Taranto e Ternana erano due tipiche squadre di Serie B. Tignose, tenaci, povere di mezzi ma mai arrendevoli. Aggrappate al fattore campo come a una scialuppa di salvataggio, in campionati avventurosi, spesso giocati sul filo della salvezza all’ultima giornata.
Poi il calcio è diventato qualcos’altro e noi – noi e voi, intendo – siamo rimasti prigionieri del nostro passato. Aspettative alte, presente meschino. Dirigenze dissennate, vecchi lupi di B e di A venuti a svernare (e a rubare lo stipendio) in provincia. Eppure anche la dignità delle piazze calcistiche vere e passionali, praticamente le uniche in terza serie ad avere tifoserie e stadi degni di questo nome.
E per questo, anche se qualcuno potrà non essere d’accordo, in fondo in fondo ci rispettiamo. Metti l’anno scorso: sai che fastidio essere eliminati dai playoff da una squadra fantasma, senza storia e senza tifosi, che sembrava nata apposta per romperci le scatole e poi, dopo averlo fatto, è scomparsa nel nulla da cui era venuta? Qui lo dico e qui lo nego: avremmo preferito perderla con gente come voi, la possibilità di andare in B, rivalità e sfottò compresi, avremmo preferito regalarla a chi sapeva cosa farsene.
Ma proprio perché ci somigliamo, caro ternano, proprio perché ne abbiamo passate di cotte e di crude, proprio perché eravamo entrambi al palo quando i Moggi e i Gaucci spadroneggiavano, proprio perché le trame poco chiare ci hanno spesso visto fra le vittime, proprio per questo, caro ternano, non mi aspettavo certe insinuazioni. Sento da parte rossoverde soffiare questo venticello malandrino che descrive il Taranto come una squadra amica del palazzo e per questo ingiustamente favorita. Ora, capisco che il gioco delle parti fra noi tifosi è spesso fatto di teorie fantasiose. Capisco anche che il Taranto faccia un po’ paura, e che dagli avversari temibili ci si difenda come si può. Ma darci dei raccomandati, credimi, è davvero troppo.
Siamo stati, come voi, fra le prime squadre radiate per questioni amministrative, che molti anni dopo una causa legale ha dichiarato infondate (ma non per questo ci hanno restituito la B). Nel tourbillon degli ultimi anni abbiamo beneficiato di un solo rispescaggio, dalla C2 alla C1 (voi di tre, di cui uno in B e uno proprio quest’anno). Da anni ci affibbiano multe, divieti e squalifiche con una severità che non vediamo altrove. E venendo al presente, siamo, credo, l’unica società calcistica penalizzata per responsabilità presunta in illecito sportivo. E mentre a quelle con responsabilità oggettiva vengono abbonati punti su punti, la nostra penalità resta sempre uguale, cosicché ormai la punizione del colpevole conclamato e quella del sospetto complice sono quasi uguali. Riceveremo presto almeno altri due punti di penalizzazione per non aver pagato gli stipendi in tempo: giusto così, per carità, ma se fossimo davvero raccomandati avrebbero chiuso un occhio, non credi? E, passando al campo, tanto per dirne una, abbiamo visto difensori avversari giocare a pallavolo in area a un metro dall’arbitro senza che questi sentisse il bisogno di portare il fischietto alla bocca. E allora perché secondo voi saremmo aiutati? Forse perché ci è capitato di segnare un gol decisivo oltre il 90°? Dopo la vostra vittoria col Lumezzane potete davvero sostenere questa tesi? O forse perché domenica scorsa l’arbitro ci ha messo un minuto a dare un gol che avrebbe dovuto convalidare subito?
No, caro ternano, ti conviene concentrarti sul calcio giocato e lasciar stare queste bufale complottistiche. Non siamo mai stati noi, i raccomandati, e per fortuna non lo saremo mai. Viene davvero da pensare che abbiate sbagliato indirizzo, che ci scambiate con qualcun altro. E questo spiegherebbe anche l’insolita bizzarria dei vostri colori sociali: siete daltonici!
Con immutata stima,

Giuliano Pavone

Il VIDEO del concorso letterario e fotografico

Un bel video realizzato dal Caffè Letterario La luna e il drago sintetizza la cerimonia di premiazione, tenutasi sabato 28 gennaio, del concorso letterario e fotografico indetto dal Comune di Taranto.
Giuliano ha fatto parte della giuria del concorso letterario, presieduta da Giancarlo De Cataldo, insieme a Raffaele Nigro, Alessio Viola e Giovanni Aquilino.
I premiati del concorso letterario sono;
Categoria racconti: 1) Giorgia Melillo, 2) Pietro Frenta, 3) Giuseppe Latanza. Premio per l’originalità: Gaetano Lesandrino.
Categoria drabble (componimenti di 100 parole esatte): 1) Giuseppe Latanza, 2) Giovanni Conte, 3) Carmela Montella. Premio per l’originalità: Anna Paola Lacatena.
Clicca sull’immagine per leggere il resoconto pubblicato sul Corriere del Giorno del 29 gennaio.

Il concorso letterario del Comune di Taranto

Si è tenuta lo scorso 29 gennaio la premiazione del primo concorso letterario “Taranto: suggestioni e parole” indetto dal Comune di Taranto. Giuliano ha fatto parte della giuria presieduta da Giancarlo De Cataldo insieme a Raffaele Nigro, Alessio Viola e Giovanni Aquilino.
Ecco l’elenco dei premiati.
Categoria racconti: 1) Giorgia Melillo, 2) Pietro Frenta, 3) Giuseppe Latanza. Premio per l’originalità: Gaetano Lesandrino.
Categoria drabble (componimenti di 100 parole esatte): 1) Giuseppe Latanza, 2) Giovanni Conte, 3) Carmela Montella. Premio per l’originalità: Anna Paola Lacatena.
Clicca sull’immagine per leggere il resoconto pubblicato sul Corriere del Giorno del 29 gennaio.