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La cassa di Raffo in prima pagina sul Quotidiano

15 settembre 2011 No Comment

Giuliano parla di casse di birra, di rientri e di anime divise in due sulla prima pagina del Quotidiano del 14 settembre. L’articolo è uscito col titolo “La cassa di Raffo diventa un pezzo di città”.

Settembre tempo di partenze, di saluti, di ritorni, di fine vacanza e nuovi propositi. E di rituali. Uno molto caro al fuorisede tarantino è quello che lo vede caricare in stipatissime macchine da rientro post ferie una cassa della birra più popolare in riva allo Jonio. Il “tetris” di pacchi e valigie è spesso proibitivo, ma qualche decimetro cubo per una tintinnante scatola di cartone con Taras sul delfino, in un modo o nell’altro si trova.
Un’esperienza già raccontata mirabilmente – fra auotironia, comicità e un filo di amarezza – dal cantautore tarantino Alessandro Guido nel suo brano “Una cascia di Raffo”. Canta fra l’altro Guido: “’Na cascia de Raffe me porte cu’ mme, fin’a Milano e non capisco perché, sarà nostalgia, o come sia sia, a mme ’sta raffozza me face cumbagnia”.
Una birra come simbolo delle proprie origini? Perché no? Ci può stare, insieme al resto o in mancanza d’altro. Non è questo il punto. Poteva essere una frisella, una poesia o un sasso levigato dal mare e sarebbe cambiato poco.
Il punto è che chi parte vuole avere la sensazione di portare con sé un pezzo di città, nascondendo così spesso il pezzo cuore che ci lascia ogni volta.
E chi resta, forse disorientato dall’improvviso scorrere della Litoranea proprio nel periodo in cui il mare è più bello, magari a lamentarsi che la città è morta, che chi può fa bene a scapparsene.
E così di nuovo si resta prigionieri delle solite questioni un po’ oziose: fa bene chi va via? Fa bene chi resta? Esiste una scelta giusta in assoluto? No, che non esiste. Ognuno fa la propria, e di solito è la più giusta per sé (oppure l’unica possibile). Ma quello che conta è che a tutti, i “partiti” e i “restati”, finisce per mancare qualcosa. Taranto, troppo vicina o troppo lontana, non lascia mai indifferenti i tarantini. E questo, in fondo, è un segno di affetto.
Settembre per molti è il vero giro di vite, il vero capodanno. C’è chi lo saluta, lontano da Taranto, stappando una bottiglia rossa e blu.

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