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Giuliano di nuovo in prima pagina sul Quotidiano

13 settembre 2011 No Comment

Giuliano guadagna di nuovo la ribalta della prima pagina sul Quotidiano con un suo intervento, pubblicato il 5 settembre 2011, sulla questione cozze e inquinamento, intitolato “il mare ci dice chi inquina”.

Tiene banco ormai da mesi la questione cozze. Si è parlato di misure di emergenza, di occupazione da tutelare, di novellame da salvare e pali da spostare. Di task force, di sovvenzioni e di smaltimenti rifiuti.
Si è parlato anche della storia di Taranto e di uno dei suoi simboli millenari che, per pratiche criminali e dissennate, rischia di scomparire per sempre. Perché sia chiaro che con lo spostamento delle coltivazioni in Mar Grande – che pure è doveroso e inevitabile – niente sarà come prima. Trasferire le cozze è come chiedere ai produttori di Barolo di piantare i loro vigneti in un’altra zona: continueranno pure a fare vino, ma non sarà più un’eccellenza mondiale. Le cozze tarantine sono le cozze tarantine per le caratteristiche del tutto particolari del Mar Piccolo, e se i pali non torneranno in laguna (col secondo seno che resiste, ma fino a quando?), il nostro oro nero avrà perso la sua unicità.
Si parla ora anche di processi e risarcimenti. Hanno iniziato i diretti interessati, le parti lese: i mitilicultori. Li ha imitati un ente locale, presentando un esposto a cui si è subito accodata un’associazione di consumatori. Seguono esponenti politici in ordine sparso (facile parlare ora, comunque: gli ambientalisti la questione l’avevano posta da lungo tempo).
Se ne parla, di processi e risarcimenti, ma forse non ancora abbastanza. Eppure è questo il nodo cruciale. Una questione che ci riguarda tutti, e che va oltre il pur importantissimo problema delle cozze. E la questione è: chi inquina paga. Un’elaborazione computerizzata della rada di Taranto mostra chiaramente quali sono le zone inquinate e di conseguenza quali sono gli impianti che inquinano. Niente equivoci, per una volta. Il mare non è l’aria: nessun bisogno di monitorare i camini per stabilire la provenienza delle emissioni nocive. Chi inquina paga. Un principio che dovrebbe valere per tutti, anche se ai tarantini il profilo di incrociatori e fregate sta più simpatico di quello delle ciminiere. Ma anche l’industria civile non può fischiettare indifferente solo per il fatto che i suoi scarichi sono in Mar Grande, lontano dalle cozze. Chi inquina paga.
E d’accordo, bisogna evitare i processi sommari sulla carta stampata. E d’accordo, le cose non sono mai così semplici come appaiono a prima vista. Ma stavolta non sembrano neanche troppo complicate. O no?

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